Morlox – Please don’t go

Il Morlox é un piccolo club techno nascosto dietro a Ostkreuz, qui a Berlino. È uno di quei posti rozzi dove l’impianto é quello che é, i fili pendono dappertutto e i divani puzzano di vecchio tinello, peró la gente ci torna volentieri perché c’é il bigliardino, il tavolo da ping pong e, soprattutto, un’aria rassicurante. Il Morlox piace perché sembra dire a tutti “tranquillo, qui non ti giudica nessuno”. I buttafuori mi hanno confessato di non aver mai fatto a botte in vita loro. Io ci ho lavorato come barista per mezzo anno, e dover smettere mi é dispiaciuto parecchio, lá dentro mi ci sentivo a casa.
Il Morlox purtroppo dovrá chiudere a breve perché i proprietari del terreno su cui sorge vogliono costruire al suo posto appartamenti di lusso. La gentrificazione non risparmia nessuno, ma io e gli altri che come me amano quel posto abbiamo voluto dare un segno: no, noi non siamo d’accordo. No, il Morlox non va fatto chiudere, e se proprio non puó stare dov’é almeno che si aiutino i proprietari ad aprire in un altro posto. Vedremo se funziona. Intanto queste sono le immagini della nostra manifestazione.

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Strangers in a strange land

Strangers in a strange land é un progetto mio e della meravigliosa Antonia Cangemi. Si tratta di un documentario sulla danza del ventre maschile, un mondo ancora poco conosciuto – soprattutto in Italia – ma in rapida espansione. Attraverso interviste e filmati delle performance di alcuni dei ballerini piú famosi del mondo – Tito Seif, Jonathan Palermo, Horacio Cifuentes – cercheremo di capire perché questi professionisti hanno deciso di specializzarsi in un tipo di danza che non solo é considerata esclusivamente femminile dal grande pubblico, ma anche all’interno dell’ambiente viene spesso considerata poco piú di un ballo folklorico.

Il trailer é finalmente online. Eccolo in italiano:

E in inglisch:

I commenti sono i benvenuti. Enjoy!

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Rieccomi

La costanza non é mai stato il mio mestiere. Non mi serve un blog per scoprirlo. Nonostante questo, una pausa di nove mesi é veramente qualcosa di inaccettabile. Chiedo scusa ai miei (pochi) lettori e li rassicuro: non sono incinta.

Il motivo per cui ci ho messo cosí tanto a tornare a scrivere é stata la scuola. Scuola Holden, a Torino, per chi non lo sapesse. Venerdí 7 Giugno ci saranno i diplomi e anche questo secondo, ultimo anno si concluderá. È ora di tirare le somme di questo mio colpo di testa di cui ancora non riesco a pentirmi.

La scuola è stata un frullatore per me. Almeno per il momento. Lo so che é una metafora vecchia e che alla Holden la usano tutti, ma non saprei come altro descrivere quel flusso continuo di input, quel mare di progetti che mi hanno fatto correre a destra e a sinistra, o forse é meglio dire salire in alto e scendere in basso, e che piú volte mi hanno sbattutto con violenza contro le pareti dei miei limiti. Di quelli ne ho tanti, non mi serviva una scuola per capirlo, ma forse la scuola mi é servita per farmeli vedere in un’altra luce. Uno spirito critico molto sviluppato é una bella cosa, ma bisogna stare attenti che non uccida le idee prima ancora che nascano. Me lo disse Stefano Tealdi dopo un’ora in cui avevo criticato tutti i progetti di documentario presentati in classe senza riuscire ad elaborarne uno mio. Credo che non me lo scorderó mai.

La cosa piú bella della Holden é stato incontrare persone con i miei stessi problemi e le mie stesse paure. Passare ore a parlare di letteratura é molto bello, ma se quella letteratura l’hai scritta tu é anche doloroso, perché gli editing che davvero cambiano qualcosa non riguardano solo gli aspetti tecnici della scrittura. A scriver eun testo fatto bene son buoni tutti. Quello che un vero scrittore é mettere in discussione ad ogni testo la propria idea di mondo cosí da affinare lo sguardo e vedere piú chiaramente cos’é che davvero vale la pena di raccontare. È una ricerca continua, e a volte ci si stufa, ma poi si rialza la testa e si continua a cercare.

A forza di cercare e rimestare e correre alcune cose sono riuscita a concluderle. Prossimamente pubblicheró qui un paio di racconti, forse qualcuno di voi avrá voglia di leggerli. Antonia Cangemi (lovv) e muá stiamo inoltre lavorando per mettere online il trailer del nostro documentario “Strangers in a strange land”: prendetevi due minuti, guardatelo e fateci sapere cosa ne pensate. Almeno una risata dovrebbe riuscire a strapparvela.

Stay tuned, folks.

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Il Progetto Tigre e balzi dell’umanitá

L’Estonia è un paese strano. Ricordo un viaggio fatto un po’ di anni fa a Tallin, la sua capitale: quaranta euro a/r su Easyjet per catapultarmi tra meravigliose chiese ortodosse, piccole viuzze che mi ricordavano Praga e torri di mattoni medioevali. Ricordo negozietti, un sacco di studenti nei bar e una cena a base di pelmeni talmente buoni da essere diventati il cibo ufficiale dei protagonisti del copione che sto scrivendo. Continua a leggere

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Che spettacolo!

Che spettacolo!.

Ma come scrive bene la Carolingia, mi fa sempre un po’ d’invidia. Eccheccavolo. Ma son contenta che lei ci sia, io sono una di quelli che hanno bisogno di una lepre davanti per correre veloci.

Aspetto il seguito.

E mi preparo al rientro.

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Un post contro il panico

Oggi secondo le previsioni a Berlino é l’ultimo giorno d’estate. Da domani la temperatura farà un tristissimo salto verso il basso di almeno 10 gradi, il blu del cielo lascerà il campo al manto autunnale – grigio topo compatto con precipitazioni sparse – e io potrò di nuovo indossare i miei amati stivali fino ad aprile inoltrato. È l’ultima giornata di sole, come direbbe la Doná, e io me ne siedo ad uno dei tavolini all’aperto del bellissimo caffè Madame Zucker a scrivere e a sorseggiare birra. Teoricamente potrei essere ovunque, mi basterebbe avere con me il mio computer e una connessione internet decente e potrei lavorare, facendo tra l’altro una cosa che adoro. Bella la vita dello scrittore freelancer. Continua a leggere

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Il grande viaggio

Tramonto su Portovenere

Il mio migliore amico è partito ieri per il giro del mondo. Non sa quanto starà in giro, sa solo che partirà dall’Australia, ha un visto lavorativo di un anno e un bisogno abbastanza urgente di migliorare il suo inglese. Poi non si sa. Il suo progetto è di tornare verso l’Europa attraversando l’Asia lentamente, via terra, farsi una scappatina a casa a salutare la mamma e gli amici e poi partire di nuovo verso il Sudamerica. Un sogno di viaggio lungo almeno due anni.

I primi pensieri che mi son venuti in testa quando me l’ha raccontato erano egoisti: come farò io senza il mio fratello di spirito? Chi chiamerò quando sarò nella bassa, dai miei genitori? Finora il Bonvi per me è stato un punto fermo. Nel mezzo del mio vorticare prima a Bologna, poi a Berlino, poi ancora a Torino, lui era sempre lì. Lui era per me un porto tranquillo a cui tornare dopo le peggio traversate, una persona responsabile e solida con il suo bel lavoro, la sua vita tranquilla tutt’altro che noiosa e i suoi amici di sempre.

Eppure nel Bonvi c’è il virus del viaggiatore, e quello è una brutta bestia come l´herpes, appena t’indebolisci un po’ salta fuori di nuovo. E lo faceva stare male. Dopo tanti anni passati a fare la scelta più ragionevole, finalmente ha mollato gli ormeggi ed ha deciso di partire. Bisogna dare un’occhiata al resto del mondo per decidere dove si vuole stare, altrimenti il posto che occupi è solo una combinazione di fattori esterni, come il colore degli occhi o la forma del naso, e non saprai mai se forse non ce n’è un altro là fuori dove staresti meglio.

Bisogna esser docili coi sogni, ma se l’atto eroico necessario per seguirli è duro, ancora più difficile è mantenerlo nel tempo. So che lui ce la può fare. Questo non è un viaggio, è l’inizio di una nuova vita, e io gli auguro trovare la sua onda e seguirla fino in fondo, anche quando gli altri diranno gli diranno che è un pazzo, anche quando lui stesso si chiederà ma chi gliel’ha fatto fare di lasciare le sue sicurezze per scegliere l’alternativa più assurda. Che poi sono le stesse cose che auguro a me stessa.

Per salutarci abbiamo fatto una zingarata di due giorni che doveva svolgersi a Genova e invece ci ha portato a La Spezia insieme ad una coppia meravigliosa, due veri zingari del mare, e alle loro bellissime bambine, di cui mi sono follemente innamorata (io innamorarmi dei bambini?! Sto davvero invecchiando). È stato un arrivederci coi fiocchi, con tanto di tramonto ultracoreografico su Portovenere e problemi alla macchina superati brillantemente.

I pensieri egoisti son passati, adesso sono solo contenta per il lungo sogno che comincia.

Buon viaggio, Bonvi.

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